Chi siamo Liotto 26

Experience
Da oltre un secolo costruiamo biciclette che raccontano passione, tradizione e innovazione.
Dal 1922, Cicli Liotto è sinonimo di artigianalità italiana e amore per le due ruote: telai unici, progettati e realizzati con cura, che uniscono esperienza, tecnologia e un legame autentico con chi pedala.
Il negozio degli anni '50
Cicli Liotto. Una storia che viene da lontano L'avventura dell'Officina Artigiana Liotto inizia nel 1922, quando Luigi Liotto, ex bersagliere, decide nel primo dopoguerra di aprire una piccola bottega di riparazione biciclette a Borgo Scroffa.

Accanto a lui cresce il figlio Gino, che a soli dodici anni divide le sue giornate tra la scuola e l'officina di famiglia. Lì sviluppa un amore profondo per le due ruote, tanto da iscriversi alle scuole tecniche serali per approfondire conoscenze meccaniche fondamentali per la sua crescita professionale.

A quindici anni, insieme al padre, realizza il primo telaio da corsa utilizzando le tubazioni Mannesman, una novità assoluta per l'epoca: tubi senza saldatura ricavati da barre piene di acciaio.

La passione non si ferma alla meccanica: Gino gareggia prima con il Veloce Club Vicenza e successivamente con la Ceccato nella categoria Juniores, conquistando otto vittorie e conoscendo campioni del calibro di Valentino Gasparella, Bonilauri, Seganfreddo, Marchi e Giuriato.


"Uno dei nostri migliori dilettanti. Liotto, mentre, tutto solo, con i muscoli tesi nello sforzo e lo sguardo sulla strada che si snoda davanti a lui, sta compiendo una di quelle sue corse garibaldine, che spesso lo caratterizzano e lo fanno temere anche dai più agguerriti suoi avversari"
(tratto da un quotidiano degli anni '50)
Gino Liotto. Dal servizio militare alla bottega artigiana Con il tempo, gli impegni dell'officina diventano sempre più grandi e Gino lascia l'agonismo per dedicarsi completamente al lavoro di famiglia. È instancabile: prepara tubazioni, salda i telai la sera, assembla biciclette di giorno e perfino la domenica si occupa di realizzare le celebri selle Brooks in cuoio.

Il suo percorso lo porta presto a collaborare con squadre locali, fornendo telai e assistenza tecnica alle gare del Triveneto, non solo per i giovani dilettanti ma anche per i cicloamatori.

Nel 1962, con la scomparsa del padre Luigi, Gino si trova a guidare l'officina, ormai già conosciuta e apprezzata. Negli anni '70, in parallelo al boom economico, il marchio Liotto diventa sempre più diffuso sulle strade italiane. La tentazione di passare a una produzione industriale è forte, ma Gino sceglie di restare fedele all'artigianalità, mantenendo quel rapporto diretto e autentico tra chi costruisce e chi pedala.

Le sue biciclette diventano così il simbolo di passione, tenacia e dedizione. Quando sembra che non ci sia un erede maschio pronto a raccogliere il testimone, ci pensano le tre figlie a portare avanti l'attività. E infine arriva Pierangelo, che prima corre in bici e studia, poi decide di seguire le orme paterne: Gino può finalmente trasmettere tutto il suo sapere.